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La Cina ama il Food Made In Italy: con Alibaba, pronto un mercato da 360 milioni di persone

Alla fine del XIII secolo furono necessari ben otto anni a Marco Polo per andare e tornare dalla Cina. Ai giorni nostri, invece, sono sufficienti otto secondi: basta avere una connessione internet veloce.

Partendo da questa idea, il governo italiano ha firmato un accordo con il gigante cinese dell’e-commerce, Alibaba, per promuovere l’agroalimentare Made In Italy e combattere la contraffazione dei prodotti presenti sul mercato online, soprattutto in Asia.

Alibaba è il più importante gruppo industriale cinese specializzato nel B2B su internet: in altre parole, è un sito che permette di mettere in contatto i venditori con i professionisti di tutto il mondo.

L’accordo appena firmato permetterà agli imprenditori italiani di raggiungere più di 360 milioni di nuovi potenziali acquirenti, e rappresenta uno straordinario strumento di protezione del Made In Italy dai fake.

Stando ai dati forniti da Federalimentare (associazione di settore di Confindustria), l’anno scorso il Made In Italy – nell’agroalimentare – ha venduto in Cina per un valore complessivo di 388 milioni di dollari, con un incremento del 25% rispetto all’anno precedente. Una crescita incoraggiante, dunque.

“Per quattro mesi abbiamo messo a disposizione della piattaforma Alibaba gli stessi prodotti che vendiamo in Italia”, racconta Domenico Brisigotti, il CEO di Coop International Food. “Abbiamo già ottenuto dei risultati”. Brisigotti tuttavia predica cautela: “Il mercato cinese è difficile, a partire dalle regolamentazioni sulle vendite. Inoltre, i Cinesi hanno una tradizione sul cibo estremamente radicata, e in più sono abituati a consumare cibi già pronti o a mangiare fuori per cena”.

Barilla ne sa qualcosa, in proposito, avendo il suo quartier generale asiatico a Singapore: nel 2014 ha lanciato “Pasta Pronto”, una tipologia di pasta molto semplice da preparare, in abbinamento a vari tipi di salse. E’ stato un esperimento che ha avuto inizio nella zona di Guangzhou e Shenzhen e che poi si è esteso a Shanghai e Beijing, con l’apertura del negozio virtuale Barilla sul sito di Taobao.

Quali sono i prodotti più interessanti per i clienti Cinesi? “Latte, birra, vino e the freddo” risponde Brisigotti. “Ma c’è una forte curiosità nei confronti dei formaggi, settore in cui la Francia ha assunto una posizione molto forte. Ma noi abbiamo più varietà”.

Quanto al vino, l’anno scorso la Cina ha incrementato l’importazione del 60%, diventando il quarto mercato mondiale con un fatturato di 84 miliardi di euro. Il vino italiano esportato in Cina ha reso all’incirca 90 milioni di dollari. “Sfortunatamente”, spiega Alberto Lusini – Sales and Marketing director per Allegrini, “Non c’è una cultura radicata per il cibo e il vino italiani. Noi, tuttavia, ci crediamo moltissimo e stiamo preparando uno showcase per il TMall di Alibaba: muoverà un quantitativo di vino pari a mezzo miliardo, e non potrà passare inosservato”.